L’Ossigenoterapia a diffusione continua nella cura delle lesioni difficili.

27 Dicembre 2018

  Poche settimane fa si è svolto a Milano il XXV° Congresso Nazionale AISLEC (Associazione Infermieristica per lo studio delle lesioni cutanee). E’ superfluo dire che sono stati affrontati temi importanti per i professionisti del settore e anche le aziende non hanno esitato a partecipare in modo massiccio a quest’evento così importante presentando qualche novità sia nei materiali da medicazione che nei dispositivi medici per la cura delle lesioni cutanee. Spaziando all’interno della parte espositiva ho cercato come mia abitudine qualche novità che potrebbe essere utile ai miei pazienti. Un dispositivo innovativo che ritengo utile prendere in considerazione per il trattamento delle lesioni difficili, è l’Ossigenoterapia a diffusione continua (ODC). Il trattamento consiste nell’applicare un diffusore sulla ferita dopo che questa è stata sapientemente preparata, e successivamente viene collegato ad un device che eroga ossigeno umidificato e puro al 98%. Lo strumento è tascabile, leggero e di conseguenza vista la dimensione simile a quella di un telefono cellulare, non limita la vita sociale. Come è noto a tutti senza ossigeno non possiamo vivere e pertanto quando ci sono malattie o fattori che non permettono all’ossigeno di arrivare in quantità utile all’interno di una ferita, questa non procede verso la guarigione in quanto tutti i meccanismi cellular

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29 Settembre 2018

Il concetto della terapia compressiva si basa su un principio meccanico semplice ed efficace mediante l’utilizzo di una calza elastica che aderisca perfettamente alla gamba. Comprimendo l’arto con una pressione graduata, massima alla caviglia e decrescente man mano che risale lungo la gamba, la calza compressiva favorisce il ritorno venoso e previene la stasi venosa, donando un efficace sollievo a gambe dolenti e pesanti. Questo trattamento trova indicazione per trattare le flebiti, le trombo flebiti e qualsiasi altra forma di trattamento delle vene varicose, oltre a dare sollievo in tutte le condizioni di malattia venosa cronica, dalla pesantezza alle gambe alle espressioni più severe di questa malattia. Può essere prescritta anche per prevenire problemi venosi durante la gravidanza e in caso di lunghi viaggi. In base alla forma morbosa da curare è necessario applicare una terapia compressiva personalizzata sia nella taglia che nel grado di compressione. Tanto per parlar chiaro una calza elastica non vale l’altra ad ognuno occorre la sua calza della sua misura. Nuove fibre, colori e modelli alla moda, attualmente proposti dalle aziende leader, favoriscono una migliore compliance dei pazienti con u

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16 Luglio 2018

Numerosi studi evidenziano che vi è un’associazione diretta  tra l’insorgenza di lesioni da decubito e lo stato di malnutrizione.La letteratura scientifica è costante sull’evidenza  che le persone con lesioni da pressione  hanno ridotti livelli di albumina ed emoglobina. Queste due condizioni morbose associate producono una scarsa ossigenazione dei tessuti e una riduzione della capacità degli  stessi di rigenerarsi,questa situazione fa si che le piaghe da decubito siano difficili da curare e richiedano molto tempo e siano anche la prima causa di morte per setticemia nelle persone che ne sono ammalate. Lo scopo della valutazione e della gestione nutrizionale è quello di garantire che la dieta del paziente affetto da lesioni da decubito contenga l’apporto calorico appropriato e bilanciato in modo adeguato sotto l’aspetto calorico-proteico e vitaminico. È ampiamente documentato che il calo ponderale significativo,la disidratazione, la riduzione dell’appetito,la malnutrizione calorico-proteica e la compromissione della capacità di alimentarsi in modo autonomo sono associati ad una maggiore incidenza di lesioni da pressione  e ritardo nella guarigione delle stesse. In buona sostanza questa condizione nu

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6 Luglio 2018

Un’arma in più per accelerare la guarigione delle ferite e delle ulcere cutanee, utilizzabile sia a domicilio che in ambulatorio. “EMOLED” La Luce Blu che rigenera. Il processo di guarigione di una ferita è un processo biologico che ha uno sviluppo lineare che consta di quattro fasi ben note e distinte. La fase coagulativa o emostasi (che interviene immediatamente dopo l’insorgenza della  lesione), la fase infiammatoria in cui l’organismo risponde all’insulto ricevuto, la fase proliferava vera e propria con la crescita di nuovo tessuto e la fase del ri-modellamento del tessuto stesso. Può succedere che, per alterazioni del processo riparativo, si possano avere dei ritardi nella guarigione della ferita con il conseguente sviluppo di ferite cutanee croniche definite con il nome di ulcere. I fattori che determinano questa situazione sono i più disparati e abbracciano svariate cause: dalla cattiva gestione della ferita stessa, dall’uso di materiali scadenti o inappropriati, a patologie metaboliche come il diabete (noto a tutti per la sua capacità di ritardare la guarigione delle ferite), alle malattie dermatologiche, alle infezioni fino ad arrivare alle malattie oncologiche. Negli ultimi anni grazie alla diffusione dei

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26 Gennaio 2018

L’ulcera cutanea degli arti inferiori è una soluzione di continuo della cute che non tende alla guarigione spontanea, ma bensì alla cronicizzazione e al peggioramento. Le ulcere cutanee colpiscono soprattutto le persone anziane con una diretta correlazione tra età e incidenza della malattia. Infatti se a 60 anni circa l’1% dei pazienti ne è affetto, questa percentuale sale al 5% nei pazienti ultraottantenni! Sulla base dei dati disponibili, circa incidenza e prevalenza della malattia, si stima che in Italia ci siano circa 2 milioni di pazienti con ulcera cutanea. L’ulcera cutanea è una malattia gravemente invalidante, essendo spesso molto dolorosa e di lunga durata. Circa il 50% delle ulcere non giunge a guarigione prima di 1 anno, il 20% non prima di 2 anni e l’8% oltre i 5 anni! La loro posizione, declive rispetto al corpo, le rende facilmente esposte a sovrainfezioni batteriche. Tale complicanza si rileva con produzione di abbondante essudato talvolta maleodorante, obbligando a ripetuti cambi di medicazione. In queste condizioni spesso i pazienti perdono la loro capacità lavorativa e la loro partecipazione alla vita sociale, con conseguente compromissione della qualità di vita. E’ importante sottolineare che le ulcere cutanee sono sempre il sintomo, più eclatante, di un’altra malattia. Nel 90% si tratta di una malattia della circolazione, più spesso una

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26 Gennaio 2018

Le vene varicose degli arti inferiori sono legate a fattori costituzionali e ambientali. Il sesso femminile è più colpito rispetto a quello maschile e sia l’obesità che la sedentarietà ne incrementano notevolmente la possibilità di insorgenza. Sono tra l’alto più colpite le persone che svolgono lavori in stazione eretta senza grandi possibilità di movimento come per esempio i parrucchieri e i baristi. Per rendere percepibile l’entità del fenomeno è stato rilevato che il 30% della popolazione adulta soffre della così detta malattia venosa cronica, che è il presupposto fondamentale per cui si sviluppa con il tempo la malattia varicosa. La presenza di piccole vene capillari, possono rappresentare il primo sintomo clinico. Compaiono inoltre vene bluastre dilatate tortuose che possono procurare crampi notturni, pesantezza e prurito alle gambe. Se questi segni clinici vengono trascurati possono insorgere flebiti o, nei casi più gravi, trombosi venose, tromboflebiti e ulcere cutanee molto dolorose, invalidanti e difficili da curare. La correzione dello stile di vita, con il calo di peso corporeo e una adeguata attività fisica associati a una terapia compressiva con calze elastiche appropriate, si rivelano ancora

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26 Gennaio 2018

La terapia compressiva, come dice il nome stesso è una vera e propria cura delle ulcere o di altre affezioni dell’arto inferiore. I bendaggi elastocompressivi, rientrano in questo alveo terapeutico e ve ne sono di diverse tipologie a secondo della patologia, dell’età e delle comorbilità (concomitanza di più malattie) del paziente. I bendaggi, in base a come vengono utilizzati, possono avere modalità d’azione diverse con risultati diversi. Vediamo insieme in quest’articolo le principali funzioni e modalità di azione dei bendaggi, le tipologie di bende utilizzate e le indicazioni all’uso. Le principali funzioni dei bendaggi: i bendaggi elastocompressivi sono indicati come appannaggio terapeutico di prima linea nelle ulcere dell’arto inferiore e hanno precise e diverse indicazioni. Le principali funzioni per cui vengono utilizzati sono il controllo dell’edema (gonfiore alle gambe), l’effetto emodinamico nell’insufficienza venosa cronica e nel linfedema e il miglioramento dell’ossigenazione e del rapporto nutrizionale dei tessuti delle gambe e dell’arto inferiore. Modalità d’azione dei bendaggi: il bendaggio dell’arto inferiore e di riflesso la terapia compressiva, viene attuata con bende

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26 Gennaio 2018

La vasculite rientra un gruppo di malattie che provocano un’infiammazione dei vasi sanguigni. Possono essere coinvolti i vasi sanguigni di qualsiasi calibro, situati in ogni distretto del corpo. La vasculite colpisce indifferentemente sia il sesso maschile che quello femminile e in qualsiasi fascia di età. La vasculite consiste in un processo infiammatorio delle pareti dei vasi sanguigni (di un’arteria o di una vena), con una conseguente alterazione del flusso ematico o rottura del vaso sanguigno interessato. L’organo che viene irrorato da questi vasi sanguigni potrebbe subire delle conseguenze anche gravi, a causa della carenza di ossigeno e di altri nutrienti. E’ importante quindi non trascurare questo disturbo. Molto spesso a causa di questa malattia si verificano ulcerazioni cutanee anche gravi e molto dolorose. La vasculite può colpire anche organi vitali come il fegato o il cuore. Il primo caso riconosciuto da Heberden come vasculite risale al 1801, quando un bambino di 5 anni manifestò sintomi simili alla malattia che oggi conosciamo con il nome di “Porpora di Schöenlein-Henoch”. Il sintomo principale che caratterizza la malattia è la manifestazione cutanea presente in tutti i pazienti di lesioni ch

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3 Novembre 2017

La radioterapia, come unica soluzione terapeutica o in associazione alla chemioterapia e/o alla chirurgia, rappresenta un’importante, ed al momento insostituibile, metodica nel trattamento delle neoplasie. Nel corso degli ultimi trent’anni, il miglioramento tecnologico e la più accurata impostazione del trattamento radiante hanno minimizzato l’incidenza delle complicanze. Resta tuttavia una quota consistente di pazienti, non prevedibile prima del ciclo terapeutico, che andrà incontro ad un danno acuto, sub-acuto o cronico dei tessuti sani compresi nel campo radiante. L’effetto tossico più comune che si manifesta ai pazienti in trattamento radioterapico è la Radiodermite che ha dei sintomi che variano da un arrossamento cutaneo, alla formazione di vescicole fino a vere e proprie ulcerazioni della pelle nell’area trattata. Nella pratica clinica e assistenziale quotidiana la Radiodermite viene suddivisa in: Radiodermite Eritematosa e Radiodermite Eritemato-bollosa. Nella Radiodermite Eritematosa la cute si presenta intensamente arrossata, leggermente edematosa, spesso pruriginosa. Successivamente il colorito si fa più intenso, l’edema si attenua e a distanza di tempo sopravvengono caduta di peli e desquamazione fur

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7 Settembre 2017

L’ascesso perianale è una patologia molto frequente. E’ caratterizzato dallo sviluppo di una cavità piena di pus in prossimità dell’ano o del retto. Nelle condizioni più gravi o mal gestite, questa condizione può evolvere al quadro clinico della Gangrena Perineale (Malattia di Fournier), condizione che mette a rischio la vita della persona! Origina da un’infezione di una ghiandola localizzata nel canale anale, a pochi centimetri dall’orificio, attraverso la quale batteri o materiale fecale entrano nel tessuto perianale. Alcune condizioni quali le malattie infiammatorie del piccolo e grosso intestino, o le ragadi anali, possono rendere queste infezioni più frequenti. Come tutte le raccolte di materiale purulento, anche l’ascesso perianale richiede il drenaggio: questo può avvenire spontaneamente o necessitare di un trattamento chirurgico in urgenza! Ne residua una cavità che, a seguito di accurate medicazioni, può andare incontro a progressiva risoluzione oppure, qualora persista la comunicazione con la ghiandola anale che ha sviluppato l’infezione primitiva, sviluppare una Fistola perianale. La Fistola perianale è quindi un tunnel che attraversa i piani muscolari dell’ano ret

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