Terapia compressiva

26 Gennaio 2018

La terapia compressiva, come dice il nome stesso è una vera e propria cura delle ulcere o di altre affezioni dell’arto inferiore. I bendaggi elastocompressivi, rientrano in questo alveo terapeutico e ve ne sono di diverse tipologie a secondo della patologia, dell’età e delle comorbilità (concomitanza di più malattie) del paziente. I bendaggi, in base a come vengono utilizzati, possono avere modalità d’azione diverse con risultati diversi. Vediamo insieme in quest’articolo le principali funzioni e modalità di azione dei bendaggi, le tipologie di bende utilizzate e le indicazioni all’uso. Le principali funzioni dei bendaggi: i bendaggi elastocompressivi sono indicati come appannaggio terapeutico di prima linea nelle ulcere dell’arto inferiore e hanno precise e diverse indicazioni.

Le principali funzioni per cui vengono utilizzati sono il controllo dell’edema (gonfiore alle gambe), l’effetto emodinamico nell’insufficienza venosa cronica e nel linfedema e il miglioramento dell’ossigenazione e del rapporto nutrizionale dei tessuti delle gambe e dell’arto inferiore. Modalità d’azione dei bendaggi: il bendaggio dell’arto inferiore e di riflesso la terapia compressiva, viene attuata con bende costituite da materiali che hanno una resistenza alla pressione che si contrappone alla pressione che si sviluppa all’interno delle vene delle gambe in posizione eretta.

Per ottenere questo risultato è necessario confezionare il bendaggio con le giusta benda e nel giusto modo, ecco perchè non possiamo essere approssimativi in questo aspetto. Un bendaggio inappropiato o malconfezionato può provocare dei danni alla persona e comunque nella migliore delle ipotesi la mancata guarigione dell’ulcera della gamba. Esistono in commercio diversi tipi di bende, anche dal costo ragguardevole, ma con un’elevata efficacia che si contraddistinguono in:

– Bende anelastiche o a ridotta estensibilità (estensibili sino al 40% del valore basale). Possono essere adesive o meno ed esercitano una pressione di lavoro molto elevata ma una bassa pressione di riposo. Questo è un bendaggio inefficace per persone non deambulanti. La benda a corta estensibilità, cioè con estensibilità inferiore al 70% in tensione del 50% circa, esercita una compressione di circa 8-12 mm Hg.

– Bende a media elasticità (estensibili fra il 70-140% del valore basale). Esercitano una pressione di lavoro meno elevata rispetto a quelle anelastiche ma una discreta pressione di riposo. Si possono usare in pazienti con edema poco deambulanti, ma con necessità di rimozione del bendaggio per medicazioni frequenti. La compressione in tensione è di circa 18 mm Hg e vanno rimosse la sera.

– Bende a lunga elasticità (estensibili più del 140%). Esercitano una bassa pressione di lavoro ma una pressione di riposo molto alta. Sono usate per il mantenimento dopo la riduzione dell’edema, su arti distrofici dove le calze sono controindicate. La pressione esercitata è molto alta, 38-42 mmHg, di conseguenza il bendaggio confezionato con questa benda è sempre mobile e va rimosso alla sera.

Come tutti i trattamenti anche la terapia compressiva con bendaggi ha le sue controindicazioni che sono lo Scompenso cardiaco e l’Arteriopatia cronica obliterante. Inoltre esistono patologie come le allergie ai materiali elastici, neuropatie sensitive e cisti di Baker, per le quali è necessario valutare di volta in volta se è il caso di evitare la terapia compressiva oppure di utilizzarla con una serie di accorgimenti. Questi oltre a ben altri, sono alcuni motivi per cui è necessario rivolgersi ad un professionista qualificato in materia.

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Posted in blog infermiere

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