Chi porta una protesi agli arti inferiori lo sa bene: il rapporto con il dispositivo protesico è quotidiano, intimo e, talvolta, problematico. Tra le complicanze più frequenti vi sono le lesioni cutanee che si sviluppano nel punto di contatto tra il moncone e l’invaso della protesi. Sfregamenti, pressioni anomale o un calco non perfettamente adattato possono provocare irritazioni, ferite aperte e, nei casi più seri, infezioni profonde con formazione di ascessi.
È proprio quello che è accaduto alla paziente di cui racconto oggi.
Il caso clinico: ascesso su moncone di amputazione
Nel gennaio 2026 giunge alla mia osservazione la sig.ra L.R., 39 anni, amputata all’arto inferiore fin da bambina a causa di una presunta embolia arteriosa. Dopo diversi consulti senza trovare una soluzione definitiva, la paziente si rivolge a me per un problema serio: un ascesso formatosi sul moncone.
La situazione si presentava critica. Il moncone appariva tumefatto (gonfio), dolente e arrossato. Alla spremitura, oltre a provocare un dolore violento, fuoriusciva materiale purulento (pus) e maleodorante. Era verosimile che la lesione fosse stata provocata dalla protesi stessa, vista la sede.
La conseguenza più pesante, però, andava oltre il dolore fisico: la sig.ra L.R. non poteva più indossare la protesi e dunque non era in grado di deambulare. Costretta a muoversi con le stampelle, la sua qualità di vita era gravemente compromessa, sia sul piano pratico che su quello emotivo.
Il trattamento con terapia VAC
Dopo un’accurata pulizia e il lavaggio della ferita, ho proceduto con l’applicazione della terapia VAC (Vacuum Assisted Closure), una tecnica di pressione topica negativa che favorisce la guarigione delle ferite complesse aspirando i fluidi in eccesso e stimolando la formazione di nuovo tessuto.
In questo caso la terapia VAC si è dimostrata particolarmente indicata: il dolore è scomparso rapidamente e la ferita ha iniziato a mostrare segni concreti di miglioramento. Non era tuttavia possibile rimettere la stessa protesi, poiché il dispositivo era verosimilmente la causa stessa della lesione.
I risultati: dalla guarigione al nuovo impianto protesico
Terminato il ciclo di terapia VAC, ho proseguito con medicazioni avanzate e bendaggio compressivo fino alla completa chiusura della ferita.
A guarigione avvenuta, ho indirizzato la sig.ra L.R. presso un centro protesi specializzato per il rifacimento del calco e la realizzazione di un nuovo impianto, progettato per adattarsi correttamente al moncone ed evitare il ripetersi della complicanza.
L’obiettivo, che condivido con ogni paziente che seguo, non è soltanto chiudere una ferita: è restituire autonomia, dignità e la possibilità di condurre una vita piena. Per la sig.ra L.R. questo significa tornare a camminare — e a vivere — senza dipendere dalle stampelle.
Se soffri di una lesione legata alla protesi o hai una ferita che fatica a guarire, non aspettare che la situazione peggiori. Contattami per una valutazione: insieme troveremo il percorso di cura più adatto alla tua situazione.

